Il Kantha

Nel territorio del Bengala, intorno al XI sec., si è diffusa una delle tradizioni artigianali più ricche ed affascinanti fra quelle che ancora oggi si possono ammirare.
Si tratta del kantha, una lavorazione che unisce il ricamo e la trapuntatura, una
tecnica nata dal recupero di pezzi dismessi di tessuto e vecchi sari, altrimenti
inutilizzabili , e resi – nella loro nuova veste – idonei tanto alla protezione
delle persone dal freddo notturno quanto a quella degli oggetti. L’origine di questa
lavorazione risiede addirittura nel mito che racconta come Buddha e i suoi discepoli
usassero vecchi stracci uniti tra loro per coprirsi la notte. ¹ L’utilizzo di pezzi di vecchi tessuti riempie di significato i kantha: il rituale della restituzione di una nuova interezza e bellezza è un archetipo del femminile. Questo artigianato di riciclo ha assunto col tempo la dimensione dell’artigianato d’arte, grazie alla creatività delle donne bengalesi che, nelle cuciture e nei ricami, ricreavano tutto il loro mondo domestico e spirituale. La scelta dei tessuti da accoppiare, la realizzazione del bordo che li unisce e le impunture, che costituiscono la parte più caratterizzante del khanta, sono tutte tappe fondamentali del lavoro di preparazione, prima del ricamo vero e proprio. Le fitte impunture dividono il tessuto in sezioni e creano uno sfondo mosso sul quale risaltano i ricami, ispirati dalla vita quotidiana del villaggio: uccelli, pesci e animali domestici, rappresentazioni delle attività volte al sostentamento nell’economia rurale e delle celebrazioni della comunità. Alternati a questi ricami narrativi, o riuniti in un bordo che rifinisce l’opera, venivano eseguiti alcuni motivi tradizionali quali il Kalka, un motivo floreale dalla forma particolare che ricorda il frutto dell’ananas, il cachemire, antico simbolo mesopotamico rappresentante il cipresso – il mango in India -, o il pesce, che indica il legame profondo con la natura ed è auspicio di buona sorte, e ancora il fior di loto e l’alpana, simboli dell’armonia cosmica e
del femminile più profondo, dell’abbondanza e della prosperità, tant’è che nella tradizione decorano l’abitazione degli sposi nel giorno delle nozze e le capanne del villaggio per le feste. I pannelli con motivi ricamati sopra la trapuntatura base si chiamano Nakshi Kantha. Queste opere, costituite dall’insieme dei ricami, tutti eseguiti senza disegno preparatorio, rappresentano l’universo delle donne, espresso da ciascuna artigiana attraverso la propria creatività unita alla propria tradizione familiare. La tecnica di lavorazione è molto complessa e richiede tempi lunghi: queste caratteristiche, rimaste ancora in gran parte immutate, rendono ogni kantha un pezzo unico e prezioso, vera e propria opera d’arte popolare. La forza delle artigiane sta nelle loro abilità tramandate da generazioni, nella loro sapienza nel produrre pezzi di gusto raffinato sfruttando i pochi e poveri materiali a loro disposizione, nelle spontanee scelte estetiche di accostamento dei colori e di posizionamento dei motivi decorativi.
Il kantha, eseguito dalle donne dei villaggi, nelle case o collettivamente all’aria aperta, rappresenta un momento di calma o di socialità a conclusione del lavoro domestico quotidiano. Con il passare degli anni queste sapienze si sono in parte spente nel rispondere alle richieste del mercato globale, quali riproducibilità del prodotto e tempi di produzione imposti, nonché costi contenuti, diventando così – nel bene e nel male – fonte di sostentamento. Come spesso accade nei Paesi del Sud del mondo, dove la manodopera abbonda, le donne che ricamano questi tessuti ricevono in cambio poco denaro. Alcune di queste donne hanno tuttavia scoperto il valore della tradizione che tramandano, si sono costituite in cooperative ehanno cominciato a vendere senza intermediari i loro lavori ricavandone un compenso più equo.Sono donne fiere del proprio lavoro, che sanno di essere le depositarie di una tradizione di alto artigianato.
Il rifiorire di quest’arte che andava scomparendo ha comportato notevoli cambiamenti nel
processo produttivo: si utilizzano tessuti nuovi, si lavora su ordinazione, i ricami vengono eseguiti su disegni già tracciati, con indicazioni precise su fili, colori e punti da usare. Questa forma di organizzazione del lavoro artigianale consente di incrementare il volume produttivo e di ridurne i tempi, a scapito delle peculiarità che lo caratterizzavano all’origine.

 
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