Mission

L’obiettivo del progetto è un corretto interscambio economico e culturale tra i paesi del sud e del nord del mondo, finalizzato allo sviluppo di un contatto reale e consapevole tra le nuove generazioni di designer occidentali e gli artigiani dei paesi in via di sviluppo. La proposta commerciale dell’artigianato del Bangladesh è spesso caratterizzata da grafiche obsolete e ripetitive che non riescono a stimolare l’interesse dei compratori né ad appassionarli alla storia che l’ha generata. La filosofia e l’impegno che costituiscono la struttura di questo lavoro mirano a conciliare le richieste sempre più esigenti del mercato occidentale con le tecniche e le antiche tradizioni proprie di questi Paesi nel rispetto di ritmi, ritualità e usanze locali.
“Price is Rice” si inserisce in questo contesto con un’ottica non esclusivamente commerciale, ma soprattutto di salvaguardia di un patrimonio artistico e artigianale che rischia di perdersi, assorbito dai ritmi industriali e dalle produzioni massificate, valorizzando la manualità di un gruppo di donne bangladeshi emarginate dal contesto sociale, con le quali, durante il settembre del 2011, è stata sperimentata una coinvolgente collaborazione: l’applicazione delle tecniche tradizionali locali a temi esteticamente attualizzati ha generato uno stile ibrido originale, di grande impatto. Proseguendo nel lavoro di ricerca stilistica, sarà possibile sviluppare nuove collezioni che rispecchino via via l’evolversi del gusto.
Poiché il mercato interno è praticamente inesistente in questo Paese (notoriamente uno dei più poveri del mondo), la conservazione di questi valori passa necessariamente attraverso l’esportazione, con una serie di problemi ad essa connessi, tra i quali quello della collocazione commerciale dei prodotti e dell’applicazione di parametri di retribuzione “equa” per i produttori.
E’ necessario rivedere un’attitudine comportamentale legata alle tempistiche della produzione industriale, coltivando un rapporto costante con le artigiane, che garantisca loro la continuità del lavoro e la possibilità di interagire sul piano estetico con i destinatari dei loro prodotti attraverso un investimento in una formazione professionale a vasto raggio, nel reciproco rispetto e scambio di conoscenze.
Inoltre, analizzando le dinamiche del mondo del “mercato equo e solidale”, risulta che il consumatore spesso non è a conoscenza dei processi produttivi che hanno influito sulla realizzazione di questi prodotti, né è indotto a informarsi, accontentandosi di acquistarli. E’ quindi importante divulgare nel modo più chiaro e diretto possibile i retroscena sia della produzione (attraverso le tabelle prodotto che esplicitano tutte le voci che compongono il prezzo), sia della retribuzione dei produttori, aspetti a volte celati nella generica classificazione di “equo e solidale”.

 
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